“L’Italia è il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato da mio padre e dalla vita il mio mestiere di imprenditore. Qui ho anche appreso la passione per la libertà”: sono queste le prime parole del video che segnò, nel 1994, la discesa in campo di Silvio Berlusconi.

Da allora sono passati 17 anni e Berlusconi ha potuto governarlo a lungo questo paese. Ma non l’ama più.
Un mese fa, parlando con Walter Lavitola, uno dei protagonisti della campagna contro Fini sulla casa di Montecarlo, oggi indagato per estorsione proprio nei confronti del premier, gli ha detto che “questo è un paese di merda”. Dal quale fuggirebbe volentieri.

Anche noi vorremmo andar via, ma…

Amarezza comprensibile, signor presidente del Consiglio. Ci capirà, allora, se le diciamo che anche noi – potendo – scapperemmo volentieri da un paese che per tre lustri è stato devastato dai suoi governi, dai suoi conflitti d’interesse, dalla sua evidente incapacità di affrontare i problemi della gente.
Ma siamo qui. E dobbiamo farcene una ragione. In attesa di giorni migliori. Per noi e per lei.

Rocco Di Blasi  

Email this to someoneShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInPin on Pinterest